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Tenore di vita o autosufficienza economica
Tenore di vita o autosufficienza economica
Mi chiamo Chiara ho 45 anni sono un’impiegata e percepisco circa 1.500,00€ al mese. Fino a circa due anni fa ero sposata con un uomo che guadagna tuttora circa € 5000 al mese. Non abbiamo avuto figli e a seguito della separazione è stato stabilito un contributo di mantenimento in mio favore pari ad € 1.000. Adesso mio marito vuole procedere con il divorzio e non è più disponibile a versarmi nulla. Ho avuto notizia della sentenza della Cassazione che dice che non bisogna più tenere conto del tenore di vita in costanza di matrimonio e sono molto preoccupata. Volevo sapere in che modo viene stabilito il diritto al mantenimento dopo il divorzio a seguito di questa sentenza. 

In effetti, la stampa nei giorni immediatamente successivi al 10 maggio 2017 non ha parlato d’altro che della “rivoluzionaria” sentenza della Corte di Cassazione (c.d. sentenza Grilli n. 11504/2017) che ha stabilito che per la determinazione dell’assegno di divorzio non si dovrà più guardare al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio ma al c.d. criterio dell’autosufficienza economica. La sentenza della Corte di Cassazione è stata vissuta come una vittoria degli ex mariti. E forse sotto alcuni aspetti potrebbe sembrare così. Tuttavia, ritengo che un po’ di chiarezza possa aiutare a fugare qualche eccessivo timore. Tanto per cominciare il “vecchio” e cassato principio del mantenimento del tenore di vita goduto nel matrimonio era già un miraggio per la gran parte delle donne divorziate persino prima dell’attuale crisi economica, figuriamoci adesso. Una delle frasi più ricorrenti all’interno degli studi legali di chi si occupa di diritto di famiglia è che le “separazioni” impoveriscono le famiglie, e dunque sarà difficile per un nucleo familiare in condizioni economiche normali mantenere o anche solo aspirare a mantenere il tenore di vita precedente. E ciò vale per entrambi i coniugi, e non solo per la donna. Tuttavia, certamente la prospettiva nella quale il Giudice dovrà porsi d’ora in avanti è diversa. Bisognerà di volta in volta verificare se la parte richiedente abbia “mezzi adeguati” o comunque sia impossibilitata a procurarseli per ragioni oggettive, se disponga di una propria abitazione, eccetera eccetera. Una volta fatta questa indagine sul richiedente, allora, nel caso in cui il Giudice accerti il diritto ad ottenere l’assegno divorzile, dovrà condurre un ulteriore accertamento per stabilirne la misura. In tal caso, la norma vigente prevede che nello stabilire quanto è dovuto a titolo di assegno divorzile si debba avere riguardo “al contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune”, al reddito di entrambi e alle condizioni dei coniugi. Dunque nel suo caso, Chiara il rischio che il diritto al mantenimento non le venga è molto alto. Lei lavora e mi pare di aver compreso abbia anche una buona posizione, dunque parrebbe essere in possesso di quegli adeguati mezzi alla presenza dei quali la Corte di Cassazione esclude il diritto all’assegno divorzile.
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