La stanchezza è uno dei disturbi più frequenti nella popolazione generale e può influenzare il benessere, la concentrazione e la qualità della vita [1].
Non sempre dormire 7-8 ore a notte è sufficiente per sentirsi in forma. Questo perché la sensazione di energia non dipende solo dal riposo, ma da numerosi processi biologici che coinvolgono il metabolismo cellulare, l'apporto di nutrienti e la disponibilità di ossigeno ai tessuti [1] [2].
Da cosa dipende la nostra energia
Ogni cellula del nostro organismo produce continuamente energia trasformando carboidrati, grassi e proteine in composti utilizzabili per le funzioni vitali.
Questo insieme di reazioni prende il nome di metabolismo energetico. La maggior parte di questi processi avviene nei mitocondri, spesso definiti le "centrali energetiche" della cellula, dove i nutrienti vengono convertiti in energia utilizzabile dall'organismo. L'energia prodotta dal metabolismo viene immagazzinata sotto forma di ATP (adenosina trifosfato), una molecola che rappresenta la vera e propria "moneta energetica" dell'organismo. Ogni funzione cellulare, dalla contrazione muscolare all'attività cerebrale, richiede ATP per poter avvenire [2].
Quando la produzione di energia diventa meno efficiente, possono comparire segnali come affaticamento, ridotta tolleranza allo sforzo e difficoltà di concentrazione [1] [2].
Perché il ferro è importante per la produzione di energia
Il ferro è un componente essenziale dell'emoglobina, la proteina presente nei globuli rossi che trasporta l'ossigeno dai polmoni ai tessuti. È inoltre presente nella mioglobina, una proteina che fornisce ossigeno ai muscoli e contribuisce al loro metabolismo.
Quando la disponibilità di ferro si riduce, il trasporto e l'utilizzo dell'ossigeno possono diventare meno efficienti con conseguenze come sensazione di stanchezza, debolezza e ridotta capacità di affrontare le attività quotidiane [1].
Il ferro però non contribuisce solo al trasporto dell'ossigeno: è infatti parte integrante di alcuni dei principali componenti della catena di trasporto degli elettroni, il sistema che permette ai mitocondri di produrre ATP. In termini semplici, il ferro aiuta le cellule a utilizzare l'ossigeno per trasformare l'energia contenuta negli alimenti in energia disponibile per l'organismo. Per questo motivo il suo ruolo è strettamente collegato al normale metabolismo energetico [2] [3].
Quanto ferro riusciamo ad assumere con l'alimentazione?
Il fabbisogno di ferro varia in base all'età, al sesso e alle condizioni fisiologiche. Negli adulti le raccomandazioni sono pari a circa 10 mg al giorno per gli uomini e le donne in menopausa e 18 mg al giorno per le donne in età fertile, mentre durante la gravidanza il fabbisogno sale a 27 mg al giorno [2].
Un aspetto da considerare è che non tutto il ferro introdotto con la dieta viene assorbito. In media, l'organismo assorbe circa il 14-18% del ferro proveniente da una dieta mista contenente alimenti di origine animale, mentre l'assorbimento può ridursi al 5-12% nelle diete esclusivamente vegetali [4].
L'assorbimento del ferro può essere favorito dalla vitamina C, al contrario, fitati, polifenoli, fibre e alcuni farmaci come antiacidi e inibitori della pompa protonica possono ridurne la biodisponibilità. Anche il calcio può interferire con l'assorbimento del ferro in alcune condizioni [1] [3].
La carenza di ferro
La carenza di ferro rappresenta una delle forme di carenza nutrizionale più diffuse a livello mondiale. In alcune situazioni raggiungere un adeguato apporto di ferro può risultare più difficile: ad esempio, in presenza di aumentati fabbisogni fisiologici, ridotto assorbimento intestinale o quando l'alimentazione si basa prevalentemente su fonti vegetali, che forniscono ferro meno biodisponibile rispetto alle fonti animali [1] [3].
La carenza di ferro può essere associata a stanchezza, riduzione della concentrazione, ridotta capacità lavorativa o sportiva e alterazioni della funzione immunitaria [2] [4].
Integratori di ferro: perché la forma può fare la differenza
Quando l'alimentazione da sola non è sufficiente a coprire i fabbisogni o a ripristinare le riserve, può essere utile valutare l'integrazione di ferro [1] [3].
Esistono diversi tipi di integratori di ferro, che si distinguono per la forma in cui il minerale è presente e per la quantità apportata. Alcune formulazioni sono inoltre arricchite con vitamina C, che può favorire l'assorbimento del ferro.
Uno dei principali limiti dell'integrazione tradizionale è la possibile comparsa di alcuni effetti gastrointestinali indesiderati, che possono compromettere l'aderenza al trattamento e ridurre la continuità di assunzione [1] [3].
Negli ultimi anni sono state sviluppate nuove formulazioni con l'obiettivo di migliorare tollerabilità e assorbimento, tra cui il ferro bisglicinato. La scelta dell'integratore più adatto può quindi dipendere dalle esigenze individuali, dalla tollerabilità e dagli obiettivi dell'integrazione.
Le proposte Equilibra
Ferro Equilibra®: un integratore alimentare a base di Ferro, vitamina C e Acido Folico in morbide Vegicaps facili da degluitire.
Ferro Bisglicinato Equilibra®: un integratore alimentare formulato con Ferro bisglicinato e Vitamina C, in capsule vegetali con tecnologia Plantegrity® morbide e facili da deglutire.
Bibliografia
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1. D. H. J. G. B. P. E. R. R. R. C. N. B. A. F. T. D. A. F. D. S. H. A. M. A.-S. R. Z. Brett L Houston, «Efficacy of iron supplementation on fatigue and physical capacity in non-anaemic iron-deficient adults: a systematic review of randomisedcontrolled trials,» BMJ, 2018. |
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[2] |
«Testo liberamente tratto dal documento scientifico dal titolo “Vitamine, minerali e benessere nel corso della vita - Ruolo dei micronutrienti nel mantenimento della salute di specifici organi e tessuti” elaborato da NFI - Nutrition Foundation of Italy.». |
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[3] |
K. Pantopoulos, «Oral iron supplementation: new formulations, old questions,» Haematologica, 2024. |
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O. o. D. Supplements, «Iron,» National Istitutes of Health. |